Archive live: 25 anni che pesano.

Scritto da il 22 Dicembre 2019

Per celebrare i 25 anni di carriera il gruppo inglese, o sarebbe meglio definirlo collettivo visto il gran numero di elementi e i notevoli cambi di formazione nel tempo, ha pubblicato una raccolta intitolata “25”. Il formato regolare del disco antologico presenta 26 brani, di cui 2 inediti, mentre l’edizione con 4 CD e la deluxe box set includono materiale inedito e molto altro. In aggiunta, gli Archive hanno appena concluso un tour – passato anche per l’Italia – la cui scaletta ripercorreva gran parte dell’intera discografia: dal trip hop degli inizi fino agli episodi prog degli ultimi lavori.

Ma i 25 anni di carriera, sottolineati anche dal logo su maglia indossata da alcuni dei musicisti sul palco, pesano vistosamente: nonostante gli spettacolari giochi di luci e una selezione ragionata di alcune tra le loro migliori canzoni, molte delle quali non eseguite da parecchio tempo, la sensazione maggiormente avvertita è la stanchezza. Uno dei motivi va rintracciato in quello che è sempre stato il problema principale degli Archive e, forse, la ragione del loro successo contenuto: i vocalist.

La data romana non fa eccezione: l’atteso ritorno in formazione di Maria Q si rivela più fiacco di quanto ci si aspettasse, anche in brani collaudatissimi come “Pills”. Che dire, poi, di Dave Pen e Pollard Berrier? Sebbene funzionino su disco e sappiano ben scrivere, dal vivo non sono mai stati dei buoni cantanti. Soprattutto Berrier, perennemente calante, mentre Pen compensa gli evidenti limiti con un notevole coinvolgimento interpretativo. Come si può notare su “Again”, originariamente incisa e affidata all’irlandese Craig Walker, che va a chiudere il lunghissimo concerto capitolino.

Un approfondimento a parte merita la vistosa assenza di Holly Martin, autrice di alcuni tra i migliori pezzi prodotti dagli Archive dal 2012. Sua è l’unica voce nel collettivo realmente in grado di reggere la prova live e la cui presenza avrebbe donato una maggiore varietà, anche melodica, alla scaletta. Ma da metà tour la giovane artista non compare più sul palco, senza ne sia stata data una ragione. Intanto Darius Keeler, storico fondatore degli Archive insieme a Danny Griffiths, continuava nel suo solito agitare braccio e pugno dirigendo il gruppo: un gesto che, ormai, appare anch’esso un’abitudine più che un’esigenza. Quasi una caricatura.

 

Setlist

You Make Me Feel

Fuck U

Pills

Bullets

King Of Speed

Wiped Out

Pulse

System

Baptism

The Hell Scared Out Of Me

Remains Of Nothing

Erase

Finding It So Hard

Collapse/Collide

Controlling Crowds

 

Encore

Dangervisit

Again


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